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Ogni anno l’Assegno Unico viene adeguato al costo della vita, e il 2027 non farà eccezione. Le prime stime, basate sull’inflazione acquisita nel 2026 secondo i dati ISTAT, indicano un tasso di rivalutazione possibile intorno al 2,9% – un incremento decisamente più consistente rispetto a quello applicato quest’anno. Una precisazione è d’obbligo fin da subito: si tratta ancora di stime. Le cifre ufficiali arriveranno solo con il provvedimento definitivo dell’INPS.
Indice dei contenuti
Un aumento più consistente degli ultimi anni
Il meccanismo è ormai consolidato: ogni anno gli importi dell’Assegno Unico e le relative soglie ISEE vengono rivalutati sulla base della variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. Nel 2026 la rivalutazione applicata dall’INPS è stata dell’1,4%, mentre nel 2025 si era fermata allo 0,8%. Se il 2,9% stimato per il 2027 venisse confermato, si tratterebbe quindi del ritocco più consistente degli ultimi anni.
Quanto si potrebbe ricevere in più con uno, due o tre figli
Con un figlio minorenne e diritto alla quota massima, l’importo potrebbe passare dagli attuali 203,80 euro a circa 209,70 euro al mese: circa 71 euro in più su base annua. L’importo minimo, oggi a 58,30 euro, salirebbe invece a circa 60 euro, con un aumento più contenuto di poco più di 20 euro l’anno.
Con due figli minorenni l’importo complessivo potrebbe passare da 407,60 a circa 419,40 euro al mese – circa 142 euro in più l’anno. Con tre figli, grazie anche alla maggiorazione prevista per i figli successivi al secondo, l’incremento complessivo potrebbe superare i 240 euro annui nelle situazioni più favorevoli.
Cifre che restano indicative: l’importo effettivo dipenderà sempre dall’ISEE del nucleo, dall’età dei figli e dalle maggiorazioni concretamente spettanti.
L’effetto nascosto: cambiano anche le soglie ISEE
C’è un aspetto che rischia di passare in secondo piano rispetto al semplice aumento dell’importo, ma che per alcune famiglie può fare una differenza ancora più grande: la rivalutazione riguarda anche le soglie ISEE utilizzate per stabilire quanto spetta a ciascun nucleo.
Con un adeguamento del 2,9%, la prima soglia – quella entro cui spetta l’importo massimo – potrebbe salire dagli attuali 17.468,51 euro a circa 17.975 euro. La soglia oltre la quale si applica l’importo minimo potrebbe passare da 46.582,71 euro a circa 47.934 euro.
In pratica, una famiglia che oggi si trova appena sopra il limite di una fascia potrebbe ritrovarsi il prossimo anno all’interno della fascia più favorevole, con un vantaggio complessivo superiore rispetto alla sola rivalutazione percentuale dell’assegno.
Figli maggiorenni e disabilità: gli altri importi in aumento
Anche l’Assegno Unico per i figli tra i 18 e i 20 anni seguirà l’adeguamento: la quota massima potrebbe passare dagli attuali 99,10 a circa 102 euro al mese, mentre il minimo si avvicinerebbe ai 30 euro.
Aumenteranno anche le maggiorazioni per i figli con disabilità: una maggiorazione oggi pari a 110,60 euro mensili potrebbe salire a circa 113,80 euro, da sommare alla rivalutazione della quota ordinaria. Le famiglie che percepiscono sia l’importo massimo che questa maggiorazione potrebbero quindi vedere un incremento complessivo più consistente.
Un vantaggio che si somma al nuovo ISEE già in vigore
C’è un elemento spesso trascurato in questo tipo di stime: dal marzo 2026 l’Assegno Unico viene calcolato sul nuovo ISEE per le prestazioni familiari e per l’inclusione, già operativo e indipendente dagli aumenti 2027. Tra le novità principali, una franchigia più elevata per l’abitazione principale – 91.500 euro per la generalità dei nuclei, fino a 120.000 euro nei Comuni capoluogo delle città metropolitane – e coefficienti della scala di equivalenza più favorevoli per le famiglie con figli.
Il risultato è che gli effetti della rivalutazione 2027 si sommeranno a un sistema di calcolo già più vantaggioso rispetto al passato, con un beneficio complessivo potenzialmente superiore a quello indicato dalla sola percentuale di adeguamento.
Da quando arriveranno gli aumenti
Sulla base del meccanismo seguito dall’INPS negli anni precedenti, è ragionevole attendersi l’applicazione dei nuovi importi a partire dalla mensilità di febbraio 2027. Per gennaio potrebbe essere necessario attendere ancora i vecchi importi, con l’eventuale differenza recuperata presumibilmente con il pagamento di marzo 2027. Resta comunque necessario attendere le indicazioni ufficiali dell’INPS: il 2,9% è al momento solo una base di stima.
Cosa fare fin da ora
Per ottenere l’importo corretto fin dai primi mesi del 2027, è fondamentale presentare per tempo un ISEE aggiornato al nuovo anno. Senza un indicatore valido, l’INPS continua ad applicare l’importo minimo previsto, indipendentemente dalla reale situazione economica della famiglia.
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