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Pensioni 2027-2028: salgono i requisiti, cosa cambia per età e contributi

Pensioni 2027-2028: salgono i requisiti, cosa cambia per età e contributi
Immagine di Alessandro Nuzzo

Alessandro Nuzzo

Giornalista, laurea magistrale in scienze economiche. Collaboro con diverse realtà editoriali occupandomi di economia.

Dal 2027 tornano a salire i requisiti per andare in pensione. Dopo anni di sostanziale stabilità, l’INPS ha ufficializzato con una nuova circolare gli aggiornamenti legati alla speranza di vita, che porteranno a un aumento graduale dell’età pensionabile e dei contributi richiesti nel biennio 2027-2028. Si tratta del primo adeguamento dal 2019 e riguarda la maggior parte dei lavoratori, anche se restano alcune importanti eccezioni per categorie considerate più fragili o impegnate in lavori particolarmente pesanti.

Il sistema pensionistico italiano prevede un meccanismo automatico che collega l’accesso alla pensione all’andamento della speranza di vita rilevata dall’Istat. In pratica, se si vive più a lungo, si lavora anche più a lungo.

Per il biennio 2027-2028 l’incremento complessivo sarà di tre mesi, distribuiti in modo progressivo: un primo aumento scatterà nel 2027, seguito da un ulteriore adeguamento nel 2028.

Resta invece invariata la cosiddetta “finestra mobile”, cioè il periodo che intercorre tra il raggiungimento dei requisiti e il primo pagamento dell’assegno.

Pensione di vecchiaia: nuove soglie

Per la pensione di vecchiaia cambia l’età minima, mentre resta fermo il requisito contributivo di almeno 20 anni.

Nel dettaglio:

  • nel 2026 servono 67 anni;
  • nel 2027 si passa a 67 anni e 1 mese;
  • nel 2028 si arriva a 67 anni e 3 mesi.

Per chi rientra nel sistema contributivo puro (cioè con contributi versati dal 1996 in poi) e non raggiunge i 20 anni, resta la possibilità di uscire con almeno 5 anni di contributi, ma con un’età più alta: oltre i 71 anni, anch’essa in crescita nel biennio.

Pensione anticipata: più contributi richiesti

Anche per la pensione anticipata ordinaria, che non prevede un’età minima ma solo anni di contributi, si registra un aumento.

Dal 2027 serviranno:

  • 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini;
  • 41 anni e 11 mesi per le donne.

Nel 2028 i requisiti saliranno ulteriormente di due mesi. Si tratta di un incremento contenuto, ma significativo per chi è vicino all’uscita dal lavoro.

Le eccezioni: lavori gravosi e usuranti

Non tutti saranno coinvolti da questi aumenti. La normativa conferma infatti alcune tutele per chi svolge attività particolarmente faticose.

I lavoratori impegnati in mansioni gravose continueranno a beneficiare di requisiti più favorevoli. In molti casi potranno andare in pensione con 66 anni e 7 mesi, quindi con diversi mesi di anticipo rispetto agli altri lavoratori, a patto di aver maturato almeno 30 anni di contributi e di aver svolto quel tipo di attività per un periodo minimo.

Ancora più favorevole è la situazione per chi svolge lavori usuranti, come turni notturni o attività particolarmente pesanti. In questi casi il pensionamento avviene con il sistema delle “quote” (somma tra età e contributi) e non subisce gli adeguamenti alla speranza di vita previsti per il resto dei lavoratori.

Precoci e quota 41: cosa cambia

Per i lavoratori precoci, cioè chi ha iniziato a lavorare molto giovane, restano regole differenziate. Chi rientra nelle categorie più tutelate, come addetti a lavori gravosi o usuranti, mantiene il requisito fermo a 41 anni di contributi.

Per altri beneficiari, come disoccupati, caregiver o invalidi, invece, il requisito subirà un lieve aumento, arrivando a oltre 41 anni nel biennio 2027-2028. Una delle modifiche meno evidenti ma più rilevanti riguarda chi percepisce l’APE Sociale.

La nuova normativa stabilisce che questi lavoratori non saranno esclusi dagli adeguamenti alla speranza di vita, anche se svolgono attività gravose. In pratica, dovranno comunque fare i conti con l’aumento dei requisiti, una novità che potrebbe incidere sui tempi di uscita dal lavoro.

Pensioni 2027-2028, cosa cambia per i lavoratori

Nel complesso, l’aumento dei requisiti è limitato a pochi mesi, ma rappresenta un segnale chiaro: il sistema pensionistico continua a evolversi in base alla durata media della vita.

Per chi è lontano dalla pensione, l’impatto sarà minimo e distribuito nel tempo. Diverso il discorso per chi è vicino all’uscita, che dovrà fare attenzione ai nuovi requisiti per evitare sorprese. Il consiglio, in questi casi, è verificare con attenzione la propria posizione contributiva e utilizzare i simulatori messi a disposizione dall’INPS per calcolare con precisione la data di pensionamento. Se hai bisogno di consulenza prenota un appuntamento in uno dei nostri centri.

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