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Scaglioni IRPEF 2026: cosa cambia quest’anno e quanto si risparmia davvero

Scaglioni IRPEF 2026: cosa cambia quest'anno e quanto si risparmia davvero
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Alessandro Nuzzo
Giornalista, laurea magistrale in scienze economiche. Collaboro con diverse realtà editoriali occupandomi di economia.

Quando si parla di IRPEF, la prima reazione è spesso quella di lasciar perdere: troppo tecnica, troppo complicata, roba da commercialisti. Eppure capire come funzionano gli scaglioni e le aliquote significa capire quanto si paga di tasse ogni anno – e quanto si potrebbe recuperare con la dichiarazione dei redditi. La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto una modifica che vale la pena conoscere, soprattutto per chi ha un reddito tra i 28.000 e i 50.000 euro.

Cos’è l’IRPEF e come funziona il calcolo

L’IRPEF – Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche – è l’imposta che si applica al reddito annuo delle persone fisiche. Per i lavoratori dipendenti e i pensionati viene trattenuta direttamente dal datore di lavoro o dall’INPS; per gli altri redditi il versamento avviene tramite la dichiarazione dei redditi e gli eventuali acconti.

Il meccanismo è progressivo per scaglioni: non si applica un’unica aliquota su tutto il reddito, ma aliquote diverse su fasce di reddito diverse. In pratica, il reddito imponibile viene suddiviso in fasce, ciascuna tassata con la propria aliquota. Ogni aliquota si applica solo alla porzione di reddito che rientra in quella fascia, non all’intero importo percepito.

Il calcolo segue quattro passaggi: si determina il reddito imponibile, si applicano le aliquote per scaglione, si sommano le imposte di ciascuna fascia e infine si sottraggono le detrazioni e deduzioni spettanti per ottenere l’imposta netta effettivamente dovuta.

I tre scaglioni IRPEF 2026

Dal 2024, confermato anche per il 2026, il sistema prevede tre scaglioni:

  • 23% sulla parte di reddito fino a 28.000 euro
  • 33% sulla parte di reddito da 28.001 a 50.000 euro (era al 35% nel 2025)
  • 43% sulla parte di reddito oltre 50.000 euro

Questo significa che se guadagni 35.000 euro lordi, non paghi il 33% su tutto: paghi il 23% sui primi 28.000 euro e il 33% solo sui 7.000 euro che superano quella soglia.

Primo scaglione – Rientrano nel primo scaglione tutti i contribuenti con reddito imponibile fino a 28.000 euro, che corrisponde a circa 2.333 euro mensili su dodici mensilità. L’aliquota è del 23%, con un’imposta lorda massima di 6.440 euro. Rispetto al vecchio sistema a cinque scaglioni, il meccanismo attuale genera un risparmio teorico di circa 260 euro annui a parità di reddito. Un esempio pratico: con un reddito imponibile di 15.000 euro, l’imposta lorda è di 3.450 euro (15.000 x 23%). L’importo effettivo si riduce poi in base alle detrazioni spettanti.

Secondo scaglione – Riguarda i redditi compresi tra 28.001 e 50.000 euro, pari a circa 4.166 euro mensili su dodici mensilità. Qui si concentra la novità principale del 2026: l’aliquota scende dal 35% al 33%, con un risparmio che cresce proporzionalmente al reddito fino a un massimo di 440 euro annui per chi raggiunge i 50.000 euro.

Terzo scaglione – Si applica ai redditi oltre 50.000 euro con un’aliquota del 43%, che colpisce solo la parte eccedente quella soglia. Per fare un esempio: con un reddito di 60.000 euro, si paga l’imposta massima del secondo scaglione più il 43% sui 10.000 euro eccedenti, per un totale di circa 19.040 euro di imposta lorda.

La no tax area: chi non paga nulla

La no tax area indica la soglia di reddito entro la quale, grazie alle detrazioni spettanti, l’IRPEF si azzera completamente. Per lavoratori dipendenti e pensionati questa soglia è fissata a 8.500 euro annui. Per i lavoratori autonomi scende a 5.500 euro.

È importante ricordare che le detrazioni IRPEF operano solo in presenza di capienza d’imposta: quando l’imposta lorda è già azzerata, molte agevolazioni non possono essere utilizzate, salvo eccezioni espressamente previste dalla legge.

Il trattamento integrativo: il bonus fino a 1.200 euro

Accanto alle detrazioni ordinarie, esiste uno strumento di sostegno specifico per i redditi più bassi: il trattamento integrativo, riconosciuto fino a 1.200 euro annui. Funziona in questo modo:

  • per i redditi fino a 15.000 euro, spetta in misura piena in presenza di capienza fiscale;
  • per i redditi compresi tra 15.000 e 28.000 euro, spetta se la somma delle detrazioni spettanti supera l’imposta lorda, per un importo pari alla differenza tra detrazioni e imposta, entro il limite massimo previsto.

Si tratta di un importo che può fare una differenza concreta per i lavoratori dipendenti a basso reddito, ed è riconosciuto direttamente in busta paga dal datore di lavoro.

Le detrazioni fiscali: cosa si può portare in dichiarazione

Le detrazioni fiscali riducono direttamente l’imposta dovuta, abbassando il prelievo effettivo rispetto all’imposta lorda calcolata sugli scaglioni. Le principali categorie sono:

Detrazioni per lavoro dipendente – fino a 1.955 euro per i redditi fino a 15.000 euro, con diminuzione progressiva al crescere del reddito fino ad azzerarsi oltre i 50.000 euro.

Detrazioni per spese sostenute – spese mediche, interessi sul mutuo per la prima casa, spese universitarie, premi assicurativi e molto altro. Si detraggono generalmente al 19% sull’importo della spesa. Per i redditi superiori a 75.000 euro è previsto un tetto complessivo sulle spese detraibili al 19%, con l’esclusione delle spese sanitarie e degli interessi sul mutuo per la prima casa.

Detrazioni per familiari a carico – con l’introduzione dell’Assegno Unico Universale, le detrazioni IRPEF per i figli under 21 sono state assorbite da quel sistema. Restano invece le detrazioni per i figli tra i 21 e i 30 anni fiscalmente a carico, mentre dal 2025 decade la detrazione da figlio a carico per i figli oltre i 30 anni senza disabilità. Le detrazioni per le spese sostenute per i familiari a carico – mediche, sanitarie, di istruzione – restano invece invariate e si portano regolarmente in dichiarazione.

Attenzione a chi guadagna oltre 200.000 euro

Per i contribuenti con reddito superiore a 200.000 euro, la Legge di Bilancio 2026 introduce una compensazione precisa: una riduzione forfettaria di 440 euro sulle detrazioni per oneri al 19%. Questo meccanismo annulla esattamente il vantaggio ottenuto dalla riduzione del secondo scaglione, concentrando il beneficio reale sui redditi medi. Sono escluse da questa riduzione le spese sanitarie, le erogazioni liberali ai partiti politici e i premi assicurativi per rischio eventi calamitosi.

Come verificare il calcolo nel 730/2026

Le nuove aliquote si applicano ai redditi prodotti nel 2025 e dichiarati nel Modello 730/2026, disponibile in forma precompilata dal 30 aprile 2026. Il calcolo è già incorporato automaticamente: il software applica le aliquote corrette alle rispettive fasce di reddito e sottrae le detrazioni spettanti.

Prima di accedere alla precompilata, vale la pena controllare la Certificazione Unica 2026 per verificare che le ritenute applicate in busta paga durante il 2025 siano state calcolate correttamente con le nuove aliquote.

Il CAF Fenalca è a disposizione presso le sedi su tutto il territorio nazionale per la verifica e la trasmissione del Modello 730/2026. Puoi prenotare un appuntamento direttamente online.

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