Le indicazioni ufficiali fornite nelle FAQ di Agenzia delle Entrate-Riscossione aiutano a chiarire uno degli aspetti più delicati della rottamazione-quinquies: capire con precisione quali cartelle possono essere incluse nella definizione agevolata e quali, invece, restano escluse in modo tassativo.
La misura, introdotta dalla legge 199/2025, non ha un perimetro generalizzato. Non tutti i debiti iscritti a ruolo possono essere “rottamati” e l’accesso al beneficio dipende dalla natura del carico, dall’ente creditore e dal tipo di atto da cui nasce il debito.
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Quali cartelle rientrano nella Rottamazione-quinquies
La definizione agevolata riguarda esclusivamente i carichi affidati all’agente della riscossione nel periodo compreso tra il 2000 e il 2023 e si applica solo a determinate categorie di debiti. Possono essere regolarizzate, senza il pagamento di sanzioni e interessi, le imposte erariali che derivano dai controlli automatici e formali sulle dichiarazioni dei redditi, quindi da attività di liquidazione e controllo e non da accertamenti veri e propri.
Rientrano inoltre i contributi previdenziali dovuti all’INPS, a condizione che non siano stati originati da un atto di accertamento. Sono comprese anche le sanzioni per violazioni del Codice della strada quando l’irrogazione è avvenuta da parte di Prefetture o amministrazioni statali, con esclusione quindi delle multe comunali.
Le cartelle che rispettano questi requisiti possono essere inserite nella rottamazione-quinquies anche se il contribuente ha già attivato un piano di rateizzazione oppure se il debito è oggetto di contenzioso tributario. In quest’ultimo caso, però, la domanda di adesione deve contenere l’esplicita rinuncia al giudizio pendente.
Quali debiti restano esclusi dalla definizione agevolata
Restano fuori dalla rottamazione-quinquies tutti i carichi che non sono espressamente richiamati dalla norma. In particolare, non è possibile definire i tributi locali e regionali, come IMU, TARI e bollo auto, anche se l’agente nazionale ne ha affidato la riscossione.
Restano escluse anche le sanzioni per violazioni del Codice della strada elevate dai Comuni, anche quando le hanno trasformate in cartelle esattoriali. Non rientrano inoltre i debiti che nascono da avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, poiché la legge limita la rottamazione ai carichi derivanti da controlli automatici o formali.
Le FAQ chiariscono in modo netto che un debito da accertamento non diventa sanabile solo perché, in un momento successivo, viene iscritto a ruolo. Conta sempre l’origine del carico, non la fase della riscossione.
Rottamazione-quinquies e procedure di crisi
Un aspetto rilevante riguarda i contribuenti che si trovano in una situazione di crisi economica strutturata. La rottamazione-quinquies può includere anche debiti iscritti a ruolo che fanno parte di procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento oppure di procedure previste dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
In questi casi, però, il pagamento non segue le regole ordinarie della definizione agevolata. Gli importi e le scadenze sono quelli stabiliti dal provvedimento di omologazione del giudice, che può prevedere anche una riduzione dell’importo complessivo dovuto.
Cartelle decadute da precedenti rottamazioni
La nuova definizione agevolata rappresenta anche un’ulteriore opportunità per chi è decaduto da precedenti misure. I contribuenti che non hanno rispettato i pagamenti della rottamazione-bis, della rottamazione-ter o del saldo e stralcio possono accedere alla rottamazione-quinquies, purché i debiti rientrino nel perimetro previsto dalla legge.
Diversa la situazione per la rottamazione-quater. In questo caso l’accesso alla quinquies è consentito solo a chi è decaduto entro il 30 settembre 2025. Le decadenze successive a questa data non consentono il “rientro” nella nuova definizione.