In occasione del Referendum del 22 e 23 marzo 2026, migliaia di cittadini sono impegnati nei seggi elettorali come presidenti, scrutatori o segretari. Una delle domande più frequenti riguarda l’aspetto economico: a quanto ammontano i compensi? Ma soprattutto, questi importi vanno dichiarati nel modello 730 o incidono sull’ISEE?
In questa guida completa analizziamo le cifre aggiornate (con la maggiorazione del 15%) e il regime fiscale applicato ai pagamenti per i componenti di seggio.
Indice dei contenuti
Importi compensi Referendum 2026: quanto si guadagna?
Per le consultazioni referendarie del 2026, gli onorari fissi forfettari hanno subito un incremento del 15% rispetto alle tariffe base (Legge 70/1980), dovuto al prolungamento delle operazioni di voto anche al lunedì.
Ecco le cifre stimate per i seggi ordinari:
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Presidente di seggio: € 149,50
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Scrutatore e Segretario: € 119,60
Per i seggi speciali (es. ospedali o case di cura), gli importi sono ridotti:
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Presidente: € 90,85
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Scrutatore: € 60,95
Nota: Se si svolgono più consultazioni contemporaneamente (es. accorpamento con amministrative), sono previste maggiorazioni per ogni scheda aggiuntiva.
Tassazione compensi elettorali: sono netti o lordi?
Una delle caratteristiche principali dei compensi per il servizio elettorale è la loro natura di indennità specifica. Secondo la normativa vigente (art. 9 comma 2 della legge n. 53/1990), questi importi:
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Non costituiscono reddito: le somme percepite non concorrono alla formazione del reddito imponibile ai fini IRPEF.
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Sono esenti da tasse: l’importo che riceverai (tramite bonifico o allo sportello tesoreria del Comune) è interamente netto.
Compensi Referendum e Modello 730: vanno dichiarati?
Poiché i compensi per scrutatori, presidenti e segretari sono considerati esenti da imposta, non devono essere inseriti nella dichiarazione dei redditi (Modello 730 o Modello Redditi PF).
Questo significa che:
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Non aumentano le tasse da pagare.
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Non influiscono sulle detrazioni per carichi di famiglia.
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Non devono essere certificati dal Comune tramite Certificazione Unica (CU).
I compensi elettorali aumentano l’ISEE?
Molti cittadini si chiedono se il “bonus” elettorale possa far saltare i requisiti per prestazioni agevolate o per l’Assegno Unico. La risposta è no. Essendo somme esenti IRPEF e non costituenti reddito ai fini previdenziali e fiscali, i compensi per il referendum non vanno dichiarati nell’ISEE e non influiscono sul calcolo dell’indicatore della situazione economica equivalente.
Modalità di pagamento e tempi
Il pagamento dei compensi spetta al Comune di residenza. Solitamente avviene in due modalità :
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Accredito su conto corrente (IBAN): la modalità più veloce, consigliata per evitare code.
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Riscossione per cassa: presso la tesoreria comunale (solitamente un istituto bancario convenzionato) presentando documento d’identità e codice fiscale.
I tempi di erogazione variano da Comune a Comune, ma generalmente i mandati di pagamento vengono emessi tra i 15 e i 45 giorni successivi alla chiusura delle urne.